Supporto psicologico per PMA e infertilità

Dare voce a ciò che resta in silenzio nella PMA

Aiuto donne e coppie a dare senso alle emozioni più difficili, attraverso un percorso psicologico che unisce comprensione, ascolto ed esplorazione dei significati, per ritrovare un posto più consapevole nella propria storia, anche quando temi di toccare aspetti molto dolorosi o senti che nulla possa davvero alleggerire la fatica che stai vivendo.

Quando tutto sembra fermo, dentro può succedere di tutto

Attesa. Controllo. Silenzio. Distanza nella coppia. Vita sospesa.

Non si tratta solo di affrontare ciò che fa male, ma di comprenderlo e dargli un significato.

È in questo spazio che può emergere un modo nuovo e più sostenibile di stare dentro la propria esperienza.

I miei servizi

Percorso individuale

Uno spazio dedicato a te, per dare voce a ciò che spesso resta dentro e fatica a trovare parole.

Se ti senti sopraffatta dall’attesa, dalla frustrazione o da pensieri che si ripetono senza trovare una via d’uscita, qui puoi fermarti e iniziare a comprendere davvero cosa stai vivendo.

Lavoreremo insieme per dare senso alle tue emozioni e aiutarti a trasformare ciò che oggi pesa dentro di te in qualcosa di più comprensibile e sostenibile.

In uno spazio che unisce ascolto attento e strumenti concreti, potrai avvicinarti a ciò che provi, comprenderlo più a fondo e trovare un modo più stabile e tuo di stare dentro questa esperienza, anche quando temi di non farcela da sola.

👉 È per te se senti il bisogno di uno spazio solo tuo, in cui poter essere accolta senza dover sempre essere forte o “tenere tutto insieme”.

Percorso di coppia

Un percorso pensato per accompagnarvi come coppia in un momento che può mettere alla prova la vostra relazione.

Quando si vive l'infertilità e la PMA, è facile sentirsi su piani diversi: uno dei due può chiudersi, l’altro invece, sente di voler parlare e questo può creare incomprensioni e distanza.

In questo spazio, lavoreremo per costruire un dialogo più autentico, per comprendere i vissuti reciproci e dare significato alle emozioni che emergono durante il percorso verso la vostra genitorialità così da rafforzare il senso di alleanza e ritrovare un modo più condiviso di stare dentro a questa esperienza.

👉 È per voi se desiderate affrontare questo percorso insieme, senza che il dolore crei distanza tra voi.

Gruppi di supporto

Uno spazio di condivisione in cui incontrare altre persone che stanno vivendo esperienze simili alla tua.

Il gruppo permette di uscire dal senso di isolamento che spesso accompagna questi percorsi, offrendo la possibilità di riconoscersi nelle storie degli altri, sentirsi compresi e legittimati nelle proprie emozioni.

All’interno di un contesto protetto e guidato, ogni coppia potrà dare voce alla propria esperienza e scoprire nuove risorse nel confronto con gli altri.

👉 È per voi se avete bisogno di sentirvi meno soli e di creare uno spazio in cui poter condividere ciò che state vivendo in modo autentico.

Dicono di me

Quando l’attesa diventa insostenibile

“Ogni mese è sempre uguale: ci spero, poi crollo. E nel frattempo la mia vita sembra ferma.”

Laura arriva sentendosi intrappolata in un’attesa che le toglie energia e spazio mentale. I pensieri sono continui, il corpo è vissuto come un nemico e tutto ruota intorno a ciò che non accade.

Nel percorso ha iniziato a rallentare questo vortice, dando un nome alle emozioni e riconoscendo quanto fosse sola nel sostenerle. Poco alla volta, l’attesa ha smesso di essere solo un tempo da “sopportare” ed è diventata uno spazio in cui prendersi cura di sé.

👉 Oggi si sente meno travolta dalle emozioni quando arrivano intense, più stabile e più presente nella sua vita, anche mentre il percorso continua.

- Laura, 36 anni

Quando vi sentite lontani, anche stando insieme

“Siamo nella stessa situazione ma sembra di vivere due mondi diversi.”

Arrivano in seduta dopo diversi anni di procreazione medicalmente assistita. Martina si sente sola nel dolore e nel bisogno di parlare, mentre Luca tende a chiudersi e a proteggersi nel silenzio. Questo crea distanza, incomprensioni e frustrazione reciproca.

Nel percorso hanno iniziato a vedere e comprendere il modo diverso in cui ciascuno viveva la situazione. Creare uno spazio di ascolto per entrambi ha permesso di sciogliere tensioni e ricostruire un dialogo più autentico.

👉 Oggi si sentono più alleati, più vicini emotivamente e meno soli dentro la coppia.

- Martina e Luca, 37 e 41 anni

Quando non sai più come andare avanti

“Non so se ho la forza di riprovarci… ma nemmeno di fermarmi.”

Chiara arriva dopo un primo ciclo di PMA con esito negativo: sente un senso di vuoto, rabbia e smarrimento. È bloccata tra il desiderio di continuare e la paura di soffrire ancora.

Nel percorso ha trovato uno spazio in cui poter stare nel dolore senza doverlo “risolvere subito”. Questo le ha permesso di elaborare ciò che era successo e di riconnettersi con i propri bisogni più profondi.

👉 Oggi si sente meno bloccata e più libera di scegliere come proseguire.

- Chiara, 33 anni

Dott.ssa Gigliola Taschini

Aiuto donne e coppie a dare senso alle emozioni più difficili, attraverso un percorso psicologico che unisce comprensione, ascolto ed esplorazione dei significati, per ritrovare un posto più consapevole nella propria storia, anche quando temi di toccare aspetti molto dolorosi o senti che nulla possa davvero alleggerire la fatica che stai vivendo.

Indirizzi e contatti

Post recenti

Donna seduta in disparte mentre osserva con dolore altre donne incinte durante un percorso di infertilità e PMA

Invidia del pancione: perché quel dolore che provi è umano e non ti rende una “cattiva persona”

May 18, 20263 min read

Vedere un’amica incinta, ricevere una foto di un’ecografia o incrociare un passeggino può provocare una fitta improvvisa. A volte non è solo emotiva: è quasi fisica, come un nodo allo stomaco o un respiro che si blocca.

Molte donne, in questi momenti, si giudicano duramente. “Non dovrei provarlo”, “sono cattiva”, “non sono felice per gli altri”.

In realtà, quello che Beatrice Corsale, psicologa psicoterapeuta, chiama “invidia del pancione” è un’emozione molto più complessa e profondamente umana. In questo articolo esploreremo perché nasce e come si può imparare a gestirla senza esserne travolti né colpevolizzarsi.

Dare un nome a un’emozione scomoda

L’invidia legata alla gravidanza altrui è uno dei tabù più difficili da nominare nel percorso di infertilità. Non se ne parla quasi mai apertamente, e quando emerge viene spesso accompagnata da vergogna e senso di colpa.

Molte persone si dicono:

  • “Non dovrei provare questo”

  • “Sono una persona egoista”

  • “Non riesco a essere felice per gli altri”

Ma questa lettura è fuorviante.

La psicoterapeuta, nel libro Invidia del pancione: una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, spiega che l’invidia non è un difetto morale ma un segnale emotivo che parla di un desiderio profondo non ancora realizzato.

“L’invidia non è un peccato ma un segnale che indica quanto sia profonda la tua mancanza. Accoglierla significa smettere di combattere contro te stessa.”

Quando viene riconosciuta, questa emozione perde parte della sua forza distruttiva. Quando invece viene negata o repressa, tende a riemergere in forme più dolorose: isolamento, chiusura sociale, evitamento.

L’invidia come risposta al dolore, non contro l’altro

È importante chiarire un punto fondamentale: l’invidia del pancione non è desiderio di male verso chi è incinta.

È piuttosto un incontro improvviso con ciò che manca.

Quando vedi una gravidanza, non stai “attaccando l’altra persona”: stai entrando in contatto con:

  • il tuo desiderio profondo

  • le aspettative che si sono infrante

  • la fatica dell’attesa

  • il dolore che a volte resta senza parole

Per questo l’emozione può essere così intensa e immediata. Non passa dal pensiero razionale: arriva direttamente nel corpo.

E proprio per questo può generare colpa: perché sembra “incontrollabile”.

Quando il confronto diventa doloroso

Nella vita quotidiana, gli stimoli legati alla genitorialità sono ovunque.

E questo può rendere difficile proteggersi:

  • social network pieni di annunci di gravidanza

  • eventi sociali con bambini e neonati

  • domande o commenti innocenti ma invasivi

Ogni esposizione può riattivare la ferita.

Col tempo, alcune persone iniziano a evitare situazioni sociali, isolarsi e a sentirsi “sbagliate” per quello che provano.

Il rischio non è l’invidia in sé ma il giudizio su di essa.

Una strategia: la “distanza gentile”

Gestire questa emozione non significa eliminarla, ma imparare a non esserne travolti.

Una strategia utile è la cosiddetta distanza gentile, una forma di auto-tutela emotiva.

Quando sai che una situazione potrebbe essere troppo attivante concediti il permesso di non partecipare oppure scegli consapevolmente cosa evitare, ad esempio i baby shower.

Se necessario, puoi dirlo in modo semplice e rispettoso:

“In questo momento io non riesco, non è mancanza di affetto verso di te, ma ho bisogno di proteggere la mia serenità”

Perché questa strategia è importante

La distanza gentile non è fuga. È regolazione.

Serve a:

  • ridurre l’intensità emotiva

  • evitare sovraccarichi dolorosi

  • recuperare energia psicologica

  • mantenere le relazioni senza annullarsi

Paradossalmente, proteggersi può permettere di restare più presenti nel tempo invece di consumarsi nell’esposizione continua a ciò che fa male.

Non si tratta di evitare la vita degli altri ma di rispettare la propria capacità di reggere quel momento.

L’invidia del pancione non dice che sei una cattiva persona. Dice che c’è un desiderio importante che non ha ancora trovato spazio.

Più che essere combattuta, questa emozione ha bisogno di essere riconosciuta, compresa e accolta senza giudizio.

👉 Se ti capita di sentirti in colpa per ciò che provi, prova a fermarti un momento e chiederti cosa sta raccontando quella emozione. E se il peso diventa troppo grande, uno spazio psicologico può aiutarti a darle un significato senza esserne travolta.

Corsale B., Invidia del pancione. Una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, 2021, Erickson

Back to Blog

Gigliola Taschini – Psicologo/a
Professionista iscritto all'Albo degli Psicologi della Regione Lombardia n. 28020
P.IVA 04899840161 – Studio: Osio Sotto, via IV novembre 2/C, 24046 (bg)

Privacy Policy - Cookie Policy

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono in alcun modo un percorso psicologico o psicoterapeutico. Le prestazioni sono svolte nel rispetto del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

© 2026 Gigliola Taschini – Tutti i diritti riservati.
Sito realizzato da
Forepsy srl