Chi sono

Il desiderio di un figlio che tarda ad arrivare apre spesso una frattura profonda nel modo di percepire se stessi e il proprio futuro. È un tempo sospeso, in cui l’attesa può diventare totalizzante e l’immagine di sé, così come l’equilibrio della coppia, vengono messi a dura prova da emozioni contrastanti: speranza, inadeguatezza, solitudine, paura.

La mia formazione

Sono Psicologa clinica iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia (n. 28020), con formazione in Psicologia Clinica e Neuropsicologia nel ciclo di vita, specializzanda in psicoterapia sistemico-dialogica.

Credo profondamente nel valore della formazione continua e in una psicologia capace di evolversi insieme alle persone: per questo sono attualmente specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Sistemico presso la Scuola di psicoterapia Sistemico-dialogica di Bergamo, diretta dal dott. Bertrando. Inoltre ho approfondito le mie conoscenze e competenze nella consulenza psicologica per l’infertilità e nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

L’orientamento clinico

Nel mio lavoro offro uno spazio accogliente dove le fatiche di ciascuno non sono solo "sintomi" da gestire ma vissuti da accogliere, nominare e trasformare.

Propongo percorsi di supporto individuali e di coppia, personalizzando l’intervento in relazione ai bisogni specifici della fase della propria vita.

Il mio metodo integra:

ascolto empatico e non giudicante: per accogliere l'ambivalenza e i vissuti più difficili della ricerca di una gravidanza, dell’attesa degli esiti e del periodo di gestazione;

dialogo e narrazione: per esplorare i significati attribuiti a questa esperienza e come essa influenza il proprio modo di stare nella relazione con il partner e con gli altri.

strumenti simbolici: l'utilizzo di mediatori creativi per dare forma e voce a ciò che a parole risulta difficile da esprimere.

sguardo sistemico: un’attenzione costante ai processi relazionali e alle proprie modalità di funzionamento, per aumentare la consapevolezza di sé.

L’obiettivo del percorso

Non si tratta di trovare soluzioni rapide ma di attivare un processo che permetta di stare in modo diverso dentro ciò che si sta vivendo.

Insieme, lavoreremo per ritrovare chiarezza e continuità, aiutandoti a riscoprire le tue risorse ed a ri-abitare la tua storia, non più solo come un desiderio interrotto ma come un cammino consapevole.

Hai sentito che qualcosa di ciò che hai letto parla anche della tua esperienza?

Non è necessario avere già le parole giuste o sapere da dove iniziare.

A volte il primo passo è semplicemente trovare uno spazio in cui non dover affrontare tutto da sola.

Possiamo prenderci un primo momento di contatto per capire insieme ciò che stai vivendo e se questo percorso può esserti utile in questa fase.

Dott.ssa Gigliola Taschini

Aiuto donne e coppie a dare senso alle emozioni più difficili, attraverso un percorso psicologico che unisce comprensione, ascolto ed esplorazione dei significati, per ritrovare un posto più consapevole nella propria storia, anche quando temi di toccare aspetti molto dolorosi o senti che nulla possa davvero alleggerire la fatica che stai vivendo.

Indirizzi e contatti

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Donna seduta in disparte mentre osserva con dolore altre donne incinte durante un percorso di infertilità e PMA

Invidia del pancione: perché quel dolore che provi è umano e non ti rende una “cattiva persona”

May 18, 20263 min read

Vedere un’amica incinta, ricevere una foto di un’ecografia o incrociare un passeggino può provocare una fitta improvvisa. A volte non è solo emotiva: è quasi fisica, come un nodo allo stomaco o un respiro che si blocca.

Molte donne, in questi momenti, si giudicano duramente. “Non dovrei provarlo”, “sono cattiva”, “non sono felice per gli altri”.

In realtà, quello che Beatrice Corsale, psicologa psicoterapeuta, chiama “invidia del pancione” è un’emozione molto più complessa e profondamente umana. In questo articolo esploreremo perché nasce e come si può imparare a gestirla senza esserne travolti né colpevolizzarsi.

Dare un nome a un’emozione scomoda

L’invidia legata alla gravidanza altrui è uno dei tabù più difficili da nominare nel percorso di infertilità. Non se ne parla quasi mai apertamente, e quando emerge viene spesso accompagnata da vergogna e senso di colpa.

Molte persone si dicono:

  • “Non dovrei provare questo”

  • “Sono una persona egoista”

  • “Non riesco a essere felice per gli altri”

Ma questa lettura è fuorviante.

La psicoterapeuta, nel libro Invidia del pancione: una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, spiega che l’invidia non è un difetto morale ma un segnale emotivo che parla di un desiderio profondo non ancora realizzato.

“L’invidia non è un peccato ma un segnale che indica quanto sia profonda la tua mancanza. Accoglierla significa smettere di combattere contro te stessa.”

Quando viene riconosciuta, questa emozione perde parte della sua forza distruttiva. Quando invece viene negata o repressa, tende a riemergere in forme più dolorose: isolamento, chiusura sociale, evitamento.

L’invidia come risposta al dolore, non contro l’altro

È importante chiarire un punto fondamentale: l’invidia del pancione non è desiderio di male verso chi è incinta.

È piuttosto un incontro improvviso con ciò che manca.

Quando vedi una gravidanza, non stai “attaccando l’altra persona”: stai entrando in contatto con:

  • il tuo desiderio profondo

  • le aspettative che si sono infrante

  • la fatica dell’attesa

  • il dolore che a volte resta senza parole

Per questo l’emozione può essere così intensa e immediata. Non passa dal pensiero razionale: arriva direttamente nel corpo.

E proprio per questo può generare colpa: perché sembra “incontrollabile”.

Quando il confronto diventa doloroso

Nella vita quotidiana, gli stimoli legati alla genitorialità sono ovunque.

E questo può rendere difficile proteggersi:

  • social network pieni di annunci di gravidanza

  • eventi sociali con bambini e neonati

  • domande o commenti innocenti ma invasivi

Ogni esposizione può riattivare la ferita.

Col tempo, alcune persone iniziano a evitare situazioni sociali, isolarsi e a sentirsi “sbagliate” per quello che provano.

Il rischio non è l’invidia in sé ma il giudizio su di essa.

Una strategia: la “distanza gentile”

Gestire questa emozione non significa eliminarla, ma imparare a non esserne travolti.

Una strategia utile è la cosiddetta distanza gentile, una forma di auto-tutela emotiva.

Quando sai che una situazione potrebbe essere troppo attivante concediti il permesso di non partecipare oppure scegli consapevolmente cosa evitare, ad esempio i baby shower.

Se necessario, puoi dirlo in modo semplice e rispettoso:

“In questo momento io non riesco, non è mancanza di affetto verso di te, ma ho bisogno di proteggere la mia serenità”

Perché questa strategia è importante

La distanza gentile non è fuga. È regolazione.

Serve a:

  • ridurre l’intensità emotiva

  • evitare sovraccarichi dolorosi

  • recuperare energia psicologica

  • mantenere le relazioni senza annullarsi

Paradossalmente, proteggersi può permettere di restare più presenti nel tempo invece di consumarsi nell’esposizione continua a ciò che fa male.

Non si tratta di evitare la vita degli altri ma di rispettare la propria capacità di reggere quel momento.

L’invidia del pancione non dice che sei una cattiva persona. Dice che c’è un desiderio importante che non ha ancora trovato spazio.

Più che essere combattuta, questa emozione ha bisogno di essere riconosciuta, compresa e accolta senza giudizio.

👉 Se ti capita di sentirti in colpa per ciò che provi, prova a fermarti un momento e chiederti cosa sta raccontando quella emozione. E se il peso diventa troppo grande, uno spazio psicologico può aiutarti a darle un significato senza esserne travolta.

Corsale B., Invidia del pancione. Una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, 2021, Erickson

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