Dentro l’attesa

Un percorso per abitare con consapevolezza questo tempo sospeso

Ecco come riuscire a ritrovare l’equilibrio emotivo e relazionale mentre vivi questo momento, in modo da sentirti più centrata e meno sopraffatta dalle emozioni,

con un breve percorso personalizzato di 10 incontri, anche senza essere pronta per un lavoro psicologico più profondo.

Perché questo percorso?

Il termine “tempo sospeso” indica una fase in cui la vita sembra rallentare, mentre dentro si emozioni contrastanti tra speranza, paura e fatica.

Richiede consapevolezza di ciò che si sta vivendo, capacità di regolare le emozioni e la possibilità di dare senso a ciò che accade.

L’obiettivo è accompagnarti da una condizione di sovraccarico emotivo e di blocco interiore a un modo più stabile e consapevole di vivere questo tempo, attraverso un percorso che integra momenti di lavoro autonomo guidato e sessioni individuali con me. Questo permette di lavorare tra un incontro e l’altro sui contenuti emersi, mantenendo al tempo stesso un accompagnamento clinico nei passaggi più delicati del processo.

Questo percorso è per te se...

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  • stai vivendo un periodo in cui l’attesa del figlio sta influenzando profondamente il tuo equilibrio emotivo e la tua quotidianità

  • sperimenti un’ansia ciclica che si riattiva in momenti specifici (esami, ovulazione, transfer, beta)

  • tendi a evitare situazioni sociali legate alla gravidanza o ai bambini perché troppo dolorose

  • vuoi ritrovare un senso di stabilità emotiva, anche quando l’attesa continua a essere incerta

  • vorresti iniziare a percepire che la tua vita può continuare a essere tua ma ti senti bloccata in questa situazione

  • desideri sentirti più centrata, stabile e in contatto con te stessa nella tua quotidianità

Cosa otterrai da questo percorso?

migliorare la tua capacità di gestire le emozioni legate ai momenti critici del percorso

ritrovare una maggiore capacità di restare nel presente, senza essere costantemente proiettata nel futuro

ridurre il peso dei pensieri ricorrenti e recuperare uno spazio mentale più libero e tuo

saper attraversare i momenti di maggiore difficoltà emotiva anche quando l’incertezza è forte e le emozioni si intensificano

essere più consapevole dei tuoi bisogni emotivi e comunicarli in modo autentico

imparare a separare ciò che vivi dal tuo valore personale

Scopriamo nel dettaglio il programma del [Nome del PET]:

[Nome dell'incontro/passo]

Desrizione dell'obiettivo dell'incontro

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Perchè funziona questo percorso?

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Non è semplice attraversare tutto questo da soli

👉 Scrivimi su WhatsApp per un primo contatto

A volte avere uno spazio in cui fermarsi, dare un nome a ciò che si prova e sentirsi accolti senza giudizio può fare una grande differenza.

Se senti che questo percorso potrebbe aiutarti a vivere questo tempo con maggiore consapevolezza e meno solitudine, possiamo capire insieme se è il momento giusto per te.

Dott.ssa Gigliola Taschini

Aiuto donne e coppie a dare senso alle emozioni più difficili, attraverso un percorso psicologico che unisce comprensione, ascolto ed esplorazione dei significati, per ritrovare un posto più consapevole nella propria storia, anche quando temi di toccare aspetti molto dolorosi o senti che nulla possa davvero alleggerire la fatica che stai vivendo.

Indirizzi e contatti

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Invidia del pancione: perché quel dolore che provi è umano e non ti rende una “cattiva persona”

May 18, 20263 min read

Vedere un’amica incinta, ricevere una foto di un’ecografia o incrociare un passeggino può provocare una fitta improvvisa. A volte non è solo emotiva: è quasi fisica, come un nodo allo stomaco o un respiro che si blocca.

Molte donne, in questi momenti, si giudicano duramente. “Non dovrei provarlo”, “sono cattiva”, “non sono felice per gli altri”.

In realtà, quello che Beatrice Corsale, psicologa psicoterapeuta, chiama “invidia del pancione” è un’emozione molto più complessa e profondamente umana. In questo articolo esploreremo perché nasce e come si può imparare a gestirla senza esserne travolti né colpevolizzarsi.

Dare un nome a un’emozione scomoda

L’invidia legata alla gravidanza altrui è uno dei tabù più difficili da nominare nel percorso di infertilità. Non se ne parla quasi mai apertamente, e quando emerge viene spesso accompagnata da vergogna e senso di colpa.

Molte persone si dicono:

  • “Non dovrei provare questo”

  • “Sono una persona egoista”

  • “Non riesco a essere felice per gli altri”

Ma questa lettura è fuorviante.

La psicoterapeuta, nel libro Invidia del pancione: una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, spiega che l’invidia non è un difetto morale ma un segnale emotivo che parla di un desiderio profondo non ancora realizzato.

“L’invidia non è un peccato ma un segnale che indica quanto sia profonda la tua mancanza. Accoglierla significa smettere di combattere contro te stessa.”

Quando viene riconosciuta, questa emozione perde parte della sua forza distruttiva. Quando invece viene negata o repressa, tende a riemergere in forme più dolorose: isolamento, chiusura sociale, evitamento.

L’invidia come risposta al dolore, non contro l’altro

È importante chiarire un punto fondamentale: l’invidia del pancione non è desiderio di male verso chi è incinta.

È piuttosto un incontro improvviso con ciò che manca.

Quando vedi una gravidanza, non stai “attaccando l’altra persona”: stai entrando in contatto con:

  • il tuo desiderio profondo

  • le aspettative che si sono infrante

  • la fatica dell’attesa

  • il dolore che a volte resta senza parole

Per questo l’emozione può essere così intensa e immediata. Non passa dal pensiero razionale: arriva direttamente nel corpo.

E proprio per questo può generare colpa: perché sembra “incontrollabile”.

Quando il confronto diventa doloroso

Nella vita quotidiana, gli stimoli legati alla genitorialità sono ovunque.

E questo può rendere difficile proteggersi:

  • social network pieni di annunci di gravidanza

  • eventi sociali con bambini e neonati

  • domande o commenti innocenti ma invasivi

Ogni esposizione può riattivare la ferita.

Col tempo, alcune persone iniziano a evitare situazioni sociali, isolarsi e a sentirsi “sbagliate” per quello che provano.

Il rischio non è l’invidia in sé ma il giudizio su di essa.

Una strategia: la “distanza gentile”

Gestire questa emozione non significa eliminarla, ma imparare a non esserne travolti.

Una strategia utile è la cosiddetta distanza gentile, una forma di auto-tutela emotiva.

Quando sai che una situazione potrebbe essere troppo attivante concediti il permesso di non partecipare oppure scegli consapevolmente cosa evitare, ad esempio i baby shower.

Se necessario, puoi dirlo in modo semplice e rispettoso:

“In questo momento io non riesco, non è mancanza di affetto verso di te, ma ho bisogno di proteggere la mia serenità”

Perché questa strategia è importante

La distanza gentile non è fuga. È regolazione.

Serve a:

  • ridurre l’intensità emotiva

  • evitare sovraccarichi dolorosi

  • recuperare energia psicologica

  • mantenere le relazioni senza annullarsi

Paradossalmente, proteggersi può permettere di restare più presenti nel tempo invece di consumarsi nell’esposizione continua a ciò che fa male.

Non si tratta di evitare la vita degli altri ma di rispettare la propria capacità di reggere quel momento.

L’invidia del pancione non dice che sei una cattiva persona. Dice che c’è un desiderio importante che non ha ancora trovato spazio.

Più che essere combattuta, questa emozione ha bisogno di essere riconosciuta, compresa e accolta senza giudizio.

👉 Se ti capita di sentirti in colpa per ciò che provi, prova a fermarti un momento e chiederti cosa sta raccontando quella emozione. E se il peso diventa troppo grande, uno spazio psicologico può aiutarti a darle un significato senza esserne travolta.

Corsale B., Invidia del pancione. Una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio, 2021, Erickson

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Gigliola Taschini – Psicologo/a
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