Donna che osserva il proprio corpo con tristezza e senso di distanza durante un percorso di infertilità e PMA

Quando il corpo sembra un nemico: riconciliarsi con se stessi durante l’infertilità

May 18, 20263 min read

Molte donne, durante un percorso di infertilità, iniziano a guardare il proprio corpo con occhi diversi.

Non più come una casa, ma come qualcosa che non funziona.

Non più come un alleato, ma come un ostacolo.

Le parole che emergono sono forti: “corpo difettoso”, “corpo traditore”.

Questo senso di estraneità non riguarda solo il piano fisico ma tocca profondamente l’identità.

In questo articolo esploreremo perché accade questa frattura e come iniziare, con delicatezza, a ricostruire un rapporto più rispettoso con il proprio corpo.

La frattura tra mente e corpo

Nella quotidianità, il corpo è qualcosa che semplicemente “c’è”. Non dobbiamo pensarci continuamente.

Ma nel percorso di ricerca di un figlio, il corpo cambia statuto:

  • viene monitorato

  • osservato

  • medicalizzato

  • valutato

Diventa un oggetto di analisi.

Come descrive con grande sensibilità Margherita Riccio, psicologa psicoterapeuta, nel libro La cicogna distratta. Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia, si può arrivare a vivere il corpo come qualcosa di separato da sé, quasi un elemento esterno che “non collabora”.

“Il corpo traditore ci costringe a fare i conti con un limite che non avevamo previsto, trasformando la nostra femminilità in un campo di battaglia dove la sconfitta sembra l’unica certezza.”

Questa esperienza crea una frattura:

il corpo non è più “io” ma diventa “quello che non funziona”.

Quando il corpo diventa un luogo di fallimento

Con il passare del tempo, ogni ciclo, ogni tentativo, ogni esito negativo può rinforzare una narrativa interna dolorosa:

  • “Il mio corpo mi sta deludendo”

  • “Non è capace di fare ciò che dovrebbe”

  • “C’è qualcosa che non va in me”

A queste convinzioni si associano emozioni intense come rabbia, senso di inadeguatezza, invidia verso chi non deve affrontare tutto questo con il rischio di entrare in un circolo vizioso: più il corpo viene vissuto come un nemico, più ci si distacca da esso.

E più ci si distacca, più diventa difficile ascoltarlo, comprenderlo e prendersene cura.

Non è solo una questione biologica: è una frattura identitaria.

Il corpo ridotto alla funzione riproduttiva

Un aspetto spesso invisibile ma centrale è la riduzione del corpo a una sola funzione: quella riproduttiva.

Tutto il resto passa in secondo piano.

Il corpo non è più fonte di piacere, di esperienze sensoriali o un luogo di espressione ma diventa un “mezzo” che dovrebbe raggiungere un obiettivo.

Quando quell’obiettivo non arriva, il rischio è che l’intero valore del corpo – e, in parte, di sé – venga messo in discussione.

Ed è qui che il senso di tradimento si intensifica.

Una strategia: la riappropriazione sensoriale

Ricostruire il rapporto con il proprio corpo non significa forzarsi ad amarlo.

Significa, prima di tutto, tornare ad abitarlo.

Una strategia utile è la riappropriazione sensoriale: un modo per riscoprire il corpo al di là della funzione riproduttiva.

Scegli attività che coinvolgano il corpo ma che non abbiano alcun legame con il concepimento:

  • una camminata nella natura

  • un massaggio

  • yoga o stretching dolce

  • attività creative come pittura o danza

Durante queste esperienze, prova a portare l’attenzione alle sensazioni:

il respiro, il movimento, il contatto, il ritmo.

Queste esperienze hanno un effetto importante, anche se spesso sottile:

  • ricordano al sistema nervoso che il corpo non è solo “prestazione”

  • riattivano sensazioni di piacere, vitalità, presenza

  • permettono di fare esperienza del corpo senza giudizio

In altre parole, aiutano a spostare lo sguardo:

da ciò che il corpo non fa a ciò che il corpo è ancora capace di fare.

Respirare. Muoversi. Sentire.

È da qui che può iniziare una ricucitura.

Sentire il proprio corpo come un nemico è un’esperienza dolorosa, ma comprensibile dentro un percorso così complesso.

Non è qualcosa che si “risolve” in fretta ma può trasformarsi nel tempo, attraverso piccoli gesti di riconnessione.

Il tuo valore come donna e come persona non è definito dalla tua capacità riproduttiva.

👉 Se senti che il rapporto con il tuo corpo è diventato fonte di sofferenza, iniziare da esperienze semplici può essere un primo passo. E se questa distanza è molto forte, un percorso psicologico può aiutarti a ricostruire un legame più gentile e integrato con te stessa.

M. Riccio, La cicogna distratta. Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia, 2017, Franco Angeli.

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